Dal 26 Giugno emerge chiaramente come il potentato della grande imprenditoria abbia convinto i
legislatori che l’aspetto economico nelle progettazioni delle opere debba prevalere sulla qualità e
sulla sicurezza delle stesse.
E’ infatti entrato in vigore il DL n. 85/12 “Misure urgenti per la crescita del paese”, che ha
individuato (art. 7) tra le azioni per far ripartire l’economia, la sottrazione ai geologi delle
competenze - già da un decennio sancite da una norma di rango primario quale il DPR 328/01 -
per l’esecuzione di indagini e prove geotecniche.
A seguito di questa ennesima dimostrazione di miopia ed irresponsabilità, mostrata da una parte
della classe politica, piegata e convinta da forti interessi imprenditoriali, la Conferenza dei
Presidenti degli Ordini Regionali dei Geologi rafforza a gran voce il sentimento di sdegno espresso
dal Presidente Nazionale Graziano.
“Se la legge non sta bene a qualche potentato si cambia la legge”, occorrerebbe tradurre in latino
questa frase e contrapporla al “dura lex sed lex” che i nostri padri ci hanno tramandato per
insegnarci a rispettare le leggi esistenti.
Cambiare a proprio favore le normative è ormai diventato un hobby per chi, forte di potere
economico ed appoggio politico tende a modificare lo status giuridico delle attribuzioni delle
competenze professionali dei Geologi.
In uno stato di diritto, nel quale ci illudiamo di essere, simili manovre potrebbero essere etichettate
come “furto con destrezza” da parte di potenti lobbies (ma questo governo non voleva
eliminarle??) in grado di far ribaltare con un decreto legge le recenti pronunzie del TAR Lazio sul
tema delle indagini finalizzate alla conoscenza del sottosuolo, che le si voglia chiamare
geologiche, geognostiche o geotecniche.
Con la nuova versione del Decreto Sviluppo (di chi??) appena approvato, si assoggetta il settore
delle indagini del sottosuolo, che dovrebbe essere libero e soprattutto affidato alle figure
competenti, al monopolio di poche imprese sotto l’ombrello di un Ministero concessionario, con
buona pace del libero mercato e della concorrenza ed in dispregio all’obbligo di aprire ed
omogeneizzare il nostro mercato alle esigenze Europee!!
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giovedì 5 luglio 2012
mercoledì 5 ottobre 2011
150 anni della Geologia italiana unitaria
"Il Forum GeoItalia 2011 si tiene a Torino, prima capitale dello Stato unitario, a 150 anni dall’unità d’Italia: anche la geologia festeggia così i suoi 150 anni dell’Italia unita, riflettendo sulla propria identità di scienza profondamente legata alla conoscenza del territorio, delle sue risorse e della sua evoluzione. La Sessione “Uomini e ragioni: i 150 anni della geologia unitaria”, è pertanto dedicata all’impegno ed alle intuizioni dei geologi italiani - attivi già da molto prima che il Paese, nel 1861, raggiungesse l’unità politica ed amministrativa – con particolare attenzione alla loro opera per la conoscenza del territorio del nuovo stato unitario fino ai nostri giorni"
venerdì 27 febbraio 2009
le risorse geotermica dell'Amiata
di Marino Martini ( Università di Firenze )
L’energia geotermica è una risorsa potenzialmente rinnovabile e significativamente a buon mercato, che sfrutta una concentrazione naturale di calore all’interno della crosta terrestre che prende il nome di campo geotermico.
Continua su greenreport
L’energia geotermica è una risorsa potenzialmente rinnovabile e significativamente a buon mercato, che sfrutta una concentrazione naturale di calore all’interno della crosta terrestre che prende il nome di campo geotermico.
Tale calore è estraibile mediante circolazione naturale o artificiale di fluidi e può essere utilizzato trasformandolo in energia meccanica o elettrica.
Un carattere particolare dei sistemi geotermici è lo stato dinamico, a differenza dei combustibili fossili (petrolio, gas) i cui accumuli sono ben delimitati ed esauribili nel tempo; un sistema geotermico viene invece ricaricato dall’ingresso di nuovi fluidi ed è quindi teoricamente inesauribile.
I fluidi a temperature più basse (50-90 °C) possono essere usati per riscaldamento, refrigerazione, irrigazione, impianti di serre; in Islanda, per esempio, buona parte della popolazione viene riscaldata mediante impianti geotermici.
I fluidi a temperature più elevate (90-380 °C) vengono utilizzati per produrre energia elettrica. La maggior parte dei campi geotermici utilizzabili per la produzione elettrica sono serbatoi di acqua ad alta termalità mantenuta liquida per effetto della pressione e della salinità.
Un sistema geotermico tipo quello descritto richiede tre condizioni naturali necessarie:
1) Anomalia termica localizzata, come fonte di calore.
2) Permeabilità delle rocce sufficiente a permettere l’infiltrazione di acqua fino a profondità di diversi chilometri.
3) Copertura impermeabile.
Continua su greenreport
giovedì 8 gennaio 2009
energia geotermica
In questa pagina scorri fino a Geothermal - The Energy Underground e ascolta il podcast...
venerdì 5 dicembre 2008
comunicato ispra sullo stretto di messina
SISMI: SULLO STRETTO AUMENTA IL RISCHIO CATASTROFE
L’eccessiva urbanizzazione costiera può incrementare l’impatto di frane e maremoti
L’area dello Stretto che separa Sicilia e Calabria si conferma, ad un secolo esatto dal catastrofico
terremoto del 1908, un’area ad altissimo rischio sismico per l’intenso sviluppo urbano che si
concentra nelle aree costiere.
L’intensa urbanizzazione rende concreta la possibilità che una nuova calamità naturale possa
essere ancora più disastrosa di quella di cento anni fa, visto che una parte della costa orientale
siciliana così come quella della Calabria meridionale, rappresentano zone particolarmente
vulnerabili a frane e maremoti, oltre che allo scuotimento sismico.
Sotto accusa è soprattutto lo sviluppo degli ultimi decenni, che non ha tenuto adeguato conto dei
fattori di fragilità naturale. Molte infatti sono le case costruite lungo spiagge dove l’onda di
maremoto raggiunse gli 8-10 metri di altezza nel 1908 e diversi pendii, potenzialmente instabili,
sono occupati da costruzioni ed attraversati da infrastrutture, sia sul lato calabro che su quello
siciliano.
Una situazione complicata da affrontare, visto che gli esperti concordano sul fatto che è difficile
pensare a soluzioni definitive. Tra gli interventi realistici quelli di prevenzione, basati su una
pianificazione territoriale più attenta, la cui attuazione venga verificata in maniera puntuale rispetto
al passato, oltre a interventi di stabilizzazione di costruzioni e infrastrutture, senza escludere la
possibilità di rimozione dove particolari condizioni di rischio la rendano opportuna.
L’urgenza è confermata dai dati forniti oggi durante un convegno alla Provincia di Messina nel
centenario del sisma del 1908, cui hanno partecipato esperti dell’ISPRA (Istituto Superiore per
la Ricerca e Protezione Ambientale), insieme a docenti universitari ed esponenti della Regione
Siciliana, della Regione Calabria, delle Agenzie ambientali regionali e degli Ordini regionali dei
Geologi.
In particolare, lo studio presentato dall’ISPRA è il più dettagliato esistente per quanto riguarda gli
effetti sull’ambiente indotti dal terremoto del 1908: i ricercatori dell’Istituto hanno ricavato da fonti
storiche notizie su 290 effetti sull’ambiente. Tra questi, 86 frane, sia in roccia che in depositi
argillosi, sabbiosi e ghiaiosi, 11 frane sottomarine e 70 fratture del terreno. Inoltre, vennero
registrate variazioni di quota su 120 capisaldi, con abbassamenti del terreno fino a 70 cm, 12 casi di
variazioni di portata delle sorgenti fino alla comparsa / scomparsa delle stesse, mentre 19 settori
costieri registrarono un significativo arretramento della linea di riva.
Lo studio afferma inoltre che, soprattutto in Calabria, esiste anche il pericolo concreto che frane
ostruiscano gli alvei fluviali determinando la formazione di laghi, per lo più effimeri, come è già
avvenuto diffusamente nel 1783 (ne vennero censiti 215). Il repentino cedimento degli sbarramenti
produrrebbe improvvise ondate di piena e colate di fango che metterebbero a serio rischio i
centri urbani e le infrastrutture a valle. Analogo rischio è associato al cedimento indotto dallo
scuotimento sismico della diga di ritenuta dei bacini artificiali montani presenti nell’area, oltre che
alla caduta di frane negli alvei dei bacini lacustri, con effetti di tracimazione.
Le frane potrebbero anche danneggiare strade, reti elettriche, gasdotti e acquedotti. Questi ultimi
potrebbero subire inquinamenti anche gravi per l’interferenza, ad esempio, con le reti fognarie. Per
quanto riguarda impianti industriali come quelli di Priolo e Milazzo, i danni verrebbero sia dal
maremoto, con conseguente rischio di inquinamento marino e costiero, sia dalla liquefazione dei
terreni di fondazione, essendo questi siti spesso localizzati in piane alluvionali costiere.
“Per quanto concerne gli effetti ambientali del terremoto - ha affermato Eutizio Vittori,
responsabile del Servizio Rischi Naturali dell’ISPRA -il fronte degli interventi applicabili oggi
per ridurre il rischio in maniera apprezzabile è limitato. I pendii potenzialmente instabili – ha
spiegato – possono essere oggetto di studi specifici ed è possibile introdurre stabilizzazioni dove il
rischio è più marcato, ma le dimensioni dei fenomeni franosi da attendersi, per un evento della
stessa portata di quello del 1908 e di quelli precedenti anche più forti (1693, 1783, 1905), sono tali
che anche investimenti enormi non riuscirebbero ad azzerare il rischio”. “Anche per il maremoto –
ha continuato l’esperto - è obiettivamente difficile pensare ad interventi strutturali risolutori peraltro
insostenibili da un punto di vista sia economico che ambientale in quanto dovrebbero estendersi per
lunghi tratti di costa, con un notevole impatto sulla dinamica costiera e il paesaggio. Piuttosto
sarebbe auspicabile orientarsi verso l’installazione di adeguati sistemi di allerta e la
delocalizzazione degli impianti a maggiore criticità ambientale”.
“Incontri come questo - ha aggiunto il Commissario straordinario dell’ISPRA, Vincenzo
Grimaldi - hanno un’importanza strategica. L’obiettivo infatti è quello di trarre vantaggio
dall’insieme degli studi scientifici e dei metodi d’indagine più moderni per individuare con
chiarezza le aree maggiormente vulnerabili del territorio e in particolare i siti ad elevata criticità
ambientale, dove è più necessario e urgente adottare misure di prevenzione”.
L’eccessiva urbanizzazione costiera può incrementare l’impatto di frane e maremoti
L’area dello Stretto che separa Sicilia e Calabria si conferma, ad un secolo esatto dal catastrofico
terremoto del 1908, un’area ad altissimo rischio sismico per l’intenso sviluppo urbano che si
concentra nelle aree costiere.
L’intensa urbanizzazione rende concreta la possibilità che una nuova calamità naturale possa
essere ancora più disastrosa di quella di cento anni fa, visto che una parte della costa orientale
siciliana così come quella della Calabria meridionale, rappresentano zone particolarmente
vulnerabili a frane e maremoti, oltre che allo scuotimento sismico.
Sotto accusa è soprattutto lo sviluppo degli ultimi decenni, che non ha tenuto adeguato conto dei
fattori di fragilità naturale. Molte infatti sono le case costruite lungo spiagge dove l’onda di
maremoto raggiunse gli 8-10 metri di altezza nel 1908 e diversi pendii, potenzialmente instabili,
sono occupati da costruzioni ed attraversati da infrastrutture, sia sul lato calabro che su quello
siciliano.
Una situazione complicata da affrontare, visto che gli esperti concordano sul fatto che è difficile
pensare a soluzioni definitive. Tra gli interventi realistici quelli di prevenzione, basati su una
pianificazione territoriale più attenta, la cui attuazione venga verificata in maniera puntuale rispetto
al passato, oltre a interventi di stabilizzazione di costruzioni e infrastrutture, senza escludere la
possibilità di rimozione dove particolari condizioni di rischio la rendano opportuna.
L’urgenza è confermata dai dati forniti oggi durante un convegno alla Provincia di Messina nel
centenario del sisma del 1908, cui hanno partecipato esperti dell’ISPRA (Istituto Superiore per
la Ricerca e Protezione Ambientale), insieme a docenti universitari ed esponenti della Regione
Siciliana, della Regione Calabria, delle Agenzie ambientali regionali e degli Ordini regionali dei
Geologi.
In particolare, lo studio presentato dall’ISPRA è il più dettagliato esistente per quanto riguarda gli
effetti sull’ambiente indotti dal terremoto del 1908: i ricercatori dell’Istituto hanno ricavato da fonti
storiche notizie su 290 effetti sull’ambiente. Tra questi, 86 frane, sia in roccia che in depositi
argillosi, sabbiosi e ghiaiosi, 11 frane sottomarine e 70 fratture del terreno. Inoltre, vennero
registrate variazioni di quota su 120 capisaldi, con abbassamenti del terreno fino a 70 cm, 12 casi di
variazioni di portata delle sorgenti fino alla comparsa / scomparsa delle stesse, mentre 19 settori
costieri registrarono un significativo arretramento della linea di riva.
Lo studio afferma inoltre che, soprattutto in Calabria, esiste anche il pericolo concreto che frane
ostruiscano gli alvei fluviali determinando la formazione di laghi, per lo più effimeri, come è già
avvenuto diffusamente nel 1783 (ne vennero censiti 215). Il repentino cedimento degli sbarramenti
produrrebbe improvvise ondate di piena e colate di fango che metterebbero a serio rischio i
centri urbani e le infrastrutture a valle. Analogo rischio è associato al cedimento indotto dallo
scuotimento sismico della diga di ritenuta dei bacini artificiali montani presenti nell’area, oltre che
alla caduta di frane negli alvei dei bacini lacustri, con effetti di tracimazione.
Le frane potrebbero anche danneggiare strade, reti elettriche, gasdotti e acquedotti. Questi ultimi
potrebbero subire inquinamenti anche gravi per l’interferenza, ad esempio, con le reti fognarie. Per
quanto riguarda impianti industriali come quelli di Priolo e Milazzo, i danni verrebbero sia dal
maremoto, con conseguente rischio di inquinamento marino e costiero, sia dalla liquefazione dei
terreni di fondazione, essendo questi siti spesso localizzati in piane alluvionali costiere.
“Per quanto concerne gli effetti ambientali del terremoto - ha affermato Eutizio Vittori,
responsabile del Servizio Rischi Naturali dell’ISPRA -il fronte degli interventi applicabili oggi
per ridurre il rischio in maniera apprezzabile è limitato. I pendii potenzialmente instabili – ha
spiegato – possono essere oggetto di studi specifici ed è possibile introdurre stabilizzazioni dove il
rischio è più marcato, ma le dimensioni dei fenomeni franosi da attendersi, per un evento della
stessa portata di quello del 1908 e di quelli precedenti anche più forti (1693, 1783, 1905), sono tali
che anche investimenti enormi non riuscirebbero ad azzerare il rischio”. “Anche per il maremoto –
ha continuato l’esperto - è obiettivamente difficile pensare ad interventi strutturali risolutori peraltro
insostenibili da un punto di vista sia economico che ambientale in quanto dovrebbero estendersi per
lunghi tratti di costa, con un notevole impatto sulla dinamica costiera e il paesaggio. Piuttosto
sarebbe auspicabile orientarsi verso l’installazione di adeguati sistemi di allerta e la
delocalizzazione degli impianti a maggiore criticità ambientale”.
“Incontri come questo - ha aggiunto il Commissario straordinario dell’ISPRA, Vincenzo
Grimaldi - hanno un’importanza strategica. L’obiettivo infatti è quello di trarre vantaggio
dall’insieme degli studi scientifici e dei metodi d’indagine più moderni per individuare con
chiarezza le aree maggiormente vulnerabili del territorio e in particolare i siti ad elevata criticità
ambientale, dove è più necessario e urgente adottare misure di prevenzione”.
giovedì 6 novembre 2008
petrolio e geologi
Il punto di vista dei geologi americani che "vivono" di petrolio:
Evviva l'unanimismo!
Alla conferenza annuale dell’American Association of Petroleum Geologists 150 geologi petroliferi sono stati sottoposti a un sondaggio informale. Ne è emerso che il 61% pensa che il picco sia stato già raggiunto o arriverà comunque entro 10 anni; in particolare l’11% degli scienziati intervistati ritiene che il picco sia già stato superato, il 18% che lo si raggiungerà entro 5 anni e il 32% in un lasso di tempo tra 5 e 10 anni, mentre un altro 24% ipotizza che si verificherà tra 10 e 20 anni
Per quanto riguarda il prezzo del petrolio ad un anno, solo l'1% crede che si situerà ancora sotto i 75 dollari al barile. Il 22% scommette invece su un prezzo tra 75 e 100 dollari il barile, la maggioranza (55%) crede che tra un anno il greggio sarà tornato ai valori visti nei mesi passati, tra 100 e 150 dollari, mentre una minoranza non proprio esigua, il 17% pensa che tra un anno il petrolio costerà più di 150 dollari e un altro 5% prevede un prezzo superiore ai 200.
Se ai geologi si chiede una previsione a 5 anni si scopre che solo il 3% stima un prezzo sotto i 75 dollari; il 14% tra 75 e 100, mentre chi ipotizza nel 2013 un barile sopra i 200 dollari è il 22%. Infine chi crede che costerà tra 150 e 200 è il 29%, e il 32% lo dà tra i 100 e i 150.
Evviva l'unanimismo!
venerdì 10 ottobre 2008
Verso l'Agenzia Europea delle Scienze della Terra
Ecco il comunicato stampa:
VERSO L’AGENZIA EUROPEA PER LE SCIENZE DELLA TERRA,
ESPERTI A CONFRONTO
Direttori dell’EuroGeoSurveys e dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra a Roma per discutere di
Geoscienze e strategie future
Non più il sogno di molti esperti del settore ma un organismo concreto e operativo: l’Agenzia
Europea per le Scienze della Terra, la cui costituzione è stata oggi discussa presso la sede romana
dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), potrebbe diventare realtà.
I direttori ed i Presidenti delle 33 organizzazioni che costituiscono l’Associazione dei Servizi
Geologici Nazionali (EuroGeoSurveys), infatti, si sono riuniti nella Capitale per gettare le basi di
una struttura che, una volta creata, potrà raccogliere tutte le competenze e conoscenze dei Paesi
comunitari in merito alle preziose Scienze della Terra.
“Siamo consapevoli dell’importanza delle Scienze della Terra e della necessità che la geologia
europea continui a svolgere un ruolo di primo piano nel contesto internazionale”, ha commentato
Vincenzo Grimaldi, Commissario Straordinario dell’ISPRA a margine del convegno. “Anche se la
nostra priorità è l’attenzione all’aspetto ambientale – ha continuato Grimaldi - sappiamo quanto la
geologia influenzi l’economia europea e la vita delle nostre popolazioni. Per questo, riteniamo che
sia necessario procedere con la creazione di un’Infrastruttura Geologica Europea e crediamo che
tale organismo debba nascere in seno all’Unione Europea facendo parte del suo sistema. Se
EuroGeoSurveys deciderà di operare in tal senso, siamo pronti a fornire il nostro sostegno alle
iniziative che prenderete per iniziare questo processo al quale seguirà il nostro impegno
istituzionale”.
Riunitosi in sessione straordinaria, per la prima volta in Italia, l’EuroGeoSurveys ha anche
approvato il nuovo statuto, pianificando le attività future, grazie al confronto tra le sue molteplici e
variegate componenti. Un’associazione no-profit che opera, grazie al contributo di oltre 10.000
specialisti in numerosi settori delle geoscienze, nell’esclusivo interesse pubblico.
Fornendo alle Istituzioni europee suggerimenti e informazioni specialistiche e assistendo nella
soluzione dei problemi, piani d’azione e formulazione di programmi, EuroGeoSurveys offre un
fondamentale sostegno nel corretto approccio su molteplici tematiche che spaziano dall’uso e la
gestione delle risorse naturali del sottosuolo all’energia, dall’identificazione di rischi naturali di
origine geologica (terremoti, frane, cadute di rocce, subsidenza, ecc.), allo sviluppo urbano
sostenibile e l’edilizia in piena sicurezza.
L’incontro, ospitato dall’ISPRA, è stato l’occasione per un proficuo dibattito sullo stato dell’arte e
gli sviluppi futuri delle Scienze della Terra in Europa e in Italia, compresa la pianificazione di
nuove azioni e strategie. Ad organizzare l’evento, la Commissione Italiana dell’Anno Internazionale
del Pianeta Terra (IYPE) costituita da rappresentanti dei diversi enti, tra cui ISPRA, ENEA, INGV,
CNR e Dipartimento della Protezione Civile.
Da domani, la delegazione dell’EuroGeoSurvey si sposterà alle Cinque Terre, in Liguria, dove avrà
l’opportunità di vedere da vicino l’interessante geomorfologia locale e partecipare alla giornata di
studi, organizzata dall’Anno Internazionale del Pianeta Terra, sul delicato equilibrio tra Scienze
geologiche e produzione vitivinicola.
VERSO L’AGENZIA EUROPEA PER LE SCIENZE DELLA TERRA,
ESPERTI A CONFRONTO
Direttori dell’EuroGeoSurveys e dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra a Roma per discutere di
Geoscienze e strategie future
Non più il sogno di molti esperti del settore ma un organismo concreto e operativo: l’Agenzia
Europea per le Scienze della Terra, la cui costituzione è stata oggi discussa presso la sede romana
dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), potrebbe diventare realtà.
I direttori ed i Presidenti delle 33 organizzazioni che costituiscono l’Associazione dei Servizi
Geologici Nazionali (EuroGeoSurveys), infatti, si sono riuniti nella Capitale per gettare le basi di
una struttura che, una volta creata, potrà raccogliere tutte le competenze e conoscenze dei Paesi
comunitari in merito alle preziose Scienze della Terra.
“Siamo consapevoli dell’importanza delle Scienze della Terra e della necessità che la geologia
europea continui a svolgere un ruolo di primo piano nel contesto internazionale”, ha commentato
Vincenzo Grimaldi, Commissario Straordinario dell’ISPRA a margine del convegno. “Anche se la
nostra priorità è l’attenzione all’aspetto ambientale – ha continuato Grimaldi - sappiamo quanto la
geologia influenzi l’economia europea e la vita delle nostre popolazioni. Per questo, riteniamo che
sia necessario procedere con la creazione di un’Infrastruttura Geologica Europea e crediamo che
tale organismo debba nascere in seno all’Unione Europea facendo parte del suo sistema. Se
EuroGeoSurveys deciderà di operare in tal senso, siamo pronti a fornire il nostro sostegno alle
iniziative che prenderete per iniziare questo processo al quale seguirà il nostro impegno
istituzionale”.
Riunitosi in sessione straordinaria, per la prima volta in Italia, l’EuroGeoSurveys ha anche
approvato il nuovo statuto, pianificando le attività future, grazie al confronto tra le sue molteplici e
variegate componenti. Un’associazione no-profit che opera, grazie al contributo di oltre 10.000
specialisti in numerosi settori delle geoscienze, nell’esclusivo interesse pubblico.
Fornendo alle Istituzioni europee suggerimenti e informazioni specialistiche e assistendo nella
soluzione dei problemi, piani d’azione e formulazione di programmi, EuroGeoSurveys offre un
fondamentale sostegno nel corretto approccio su molteplici tematiche che spaziano dall’uso e la
gestione delle risorse naturali del sottosuolo all’energia, dall’identificazione di rischi naturali di
origine geologica (terremoti, frane, cadute di rocce, subsidenza, ecc.), allo sviluppo urbano
sostenibile e l’edilizia in piena sicurezza.
L’incontro, ospitato dall’ISPRA, è stato l’occasione per un proficuo dibattito sullo stato dell’arte e
gli sviluppi futuri delle Scienze della Terra in Europa e in Italia, compresa la pianificazione di
nuove azioni e strategie. Ad organizzare l’evento, la Commissione Italiana dell’Anno Internazionale
del Pianeta Terra (IYPE) costituita da rappresentanti dei diversi enti, tra cui ISPRA, ENEA, INGV,
CNR e Dipartimento della Protezione Civile.
Da domani, la delegazione dell’EuroGeoSurvey si sposterà alle Cinque Terre, in Liguria, dove avrà
l’opportunità di vedere da vicino l’interessante geomorfologia locale e partecipare alla giornata di
studi, organizzata dall’Anno Internazionale del Pianeta Terra, sul delicato equilibrio tra Scienze
geologiche e produzione vitivinicola.
lunedì 3 marzo 2008
Geologia, cultura e sapori di Sicilia - convegno nazionale
Ricevo e pubblico
I CONVEGNO NAZIONALE “GEOLOGIA, CULTURA E SAPORI DI SICILIA” 29-31 maggio 2008- Messina
Si svolgerà a Messina dal 29-31 Maggio 2008 il “I Convegno Nazionale “Geologia, cultura e sapori di Sicilia” organizzato dalla Società geologica Italiana-Sezione Giovani-Sicilia, un appuntamento “geologico – culturale – enogastronomico” pensato per la Sicilia ma rivolto a tutta la comunità delle geo-scienze e non solo.
L’incontro vuole promuovere sotto tutti gli aspetti, geomorfologici, geo-archeologici, culturali ed ambientali il “paesaggio siciliano”, nelle sue peculiari caratteristiche, valori e potenzialità. L’invito a partecipare è rivolto a tutti coloro che si occupano a vario titolo di questi argomenti, che coinvolgono oramai diversi ambiti di ricerca e nel mondo economico-sociale settori sempre più ampi e importanti. Il 2008, inoltre, coincide con due Eventi: è l’anno del Pianeta Terra e il Centenario del Terremoto che distrusse Messina; entrambe le ricorrenze saranno al centro del Convegno.
Tutte le informazioni, il programma, modalità di partecipazione, iscrizione sono disponibili sul sito http://www.giovanigeologi -sicilia.com
L’incontro vuole promuovere sotto tutti gli aspetti, geomorfologici, geo-archeologici, culturali ed ambientali il “paesaggio siciliano”, nelle sue peculiari caratteristiche, valori e potenzialità. L’invito a partecipare è rivolto a tutti coloro che si occupano a vario titolo di questi argomenti, che coinvolgono oramai diversi ambiti di ricerca e nel mondo economico-sociale settori sempre più ampi e importanti. Il 2008, inoltre, coincide con due Eventi: è l’anno del Pianeta Terra e il Centenario del Terremoto che distrusse Messina; entrambe le ricorrenze saranno al centro del Convegno.
Tutte le informazioni, il programma, modalità di partecipazione, iscrizione sono disponibili sul sito http://www.giovanigeologi
venerdì 15 febbraio 2008
supplemento speciale a Nature
In occasione dell'anno internazionale del pianeta terra la prestigiosa rivista Nature offre un numero speciale on line ad accesso libero:
( clicca sulla copertina )
To celebrate the International Year of Planet Earth, this special supplement explores recent developments and future directions in the Earth sciences. With climate change to the fore, Earth scientists have much to offer society, and these articles explore both our understanding of the planet and how this knowledge can be used to benefit the people who live on it.
( clicca sulla copertina )
Scienze e ambiente
giovedì 14 febbraio 2008
i materiali per la ricostruzione di New Orleans
Il distretto di New Orleans del Genio Militare della U.S. Army ha lanciato la più grande ricerca di materiale argilloso per la costruzione e la messa in sicurezza del sistema di Protezione dagli uragani nella Lousiana. Tale ricerca è quantificata in oltre 100 milioni di metri cubi di materiale per completare la costruzione delle protezioni programmate.
É stato creato un sito web apposito per interfacciare l'agenzia con tutti i possibili attori.
Scienze e ambiente
É stato creato un sito web apposito per interfacciare l'agenzia con tutti i possibili attori.
Scienze e ambiente
lunedì 17 dicembre 2007
Disponibili gli abstract del convegno Cambiamenti climatici e rischi geologici in Puglia
giovedì 22 novembre 2007
mercoledì 21 novembre 2007
il disastro di Lake Peigneur: 21 novembre 1980
Sono passati ventisette anni dal giorno in cui un'installazione petrolifera della Texaco stava trivellando un pozzo d'esplorazione nella Lousiana meridionale quando, a causa di un errore di calcolo, l'asta di perforazione perforò il terzo livello nelle vicinanze...
Lake Peigneur su wikipedia
video su youtube
Lake Peigneur su wikipedia
video su youtube
giovedì 15 novembre 2007
Geotermia: una segnalazione
A proposito di alternative energetiche, ecco un'ottimo articolo sullo stato attuale della geotermia
Geothermia revisited
Geothermia revisited
mercoledì 7 novembre 2007
La teoria dell'estinzione perde consenso
La grande estinzione di 250 milioni di anni fà è accaduta lentamente secondo i geologi del USC.
La più grande estinzione di massa nella storia della Terra potrebbe essere stata anche una delle più lente, secondo un recente studio che getta ulteriori dubbi sulla teoria dell'estinzione a causa del meteorite.
Lenti cambiamenti ambientali alimentato da eruzioni vulcaniche e il riscaldamento globale sono state le probabili cause della Grande estinzione 250 milioni di anni fa, ha detto la studentessa di dottorato all'USC, Catherine Powers.
Nello studio pubblicato nel numero di novembre della rivista Geology, Powers e il suo tutor David Bottjer, professore di scienze della terra all' USC College, descrivono un lento declino nella biodiversità di alcuni comuni organismi marini.
Powers mostra nel suo studio che il declino è iniziato milioni di anni prima della scomparsa del 90% delle specie della Terra, alla fine del periodo Permiano.
Più invasivo della teoria del meteorite, lo studio rivela che gli organismi nell'oceano profondo
iniziarono prima a morire, seguite da quelli di piattaforme e scogliere oceaniche, e infine da quelli che vivono vicino a riva.
"Qualcosa deve essere venuta dall'oceano profondo", ha detto Powers. "Qualcosa deve essere risalita su dalla colonna d'acqua e aver ucciso questi organismi."
Quel qualcosa probabilmente è stato idrogeno solforato, secondo la Powers, che ha citato studi presso l'Università di Washington, Pennsylvania State University, la University of Arizona e il laboratorio Bottjer all'USC. Tali studi, insieme con i nuovi dati di Powers e Bottjer, sostengono un modello che attribuisce l'estinzione a enormi eruzioni vulcaniche che rilasciarono biossido di carbonio e metano, innescando un rapido riscaldamento globale.
L'acqua dell'oceano più calda avrebbe perso parte della sua capacità di trattenere l'ossigeno, consentendo ad acqua ricca di idrogeno solforato di risalire dal profondo (il gas proviene da batteri anaerobici sul fondo del mare).
Se grandi quantità di idrogeno solforato sono sfuggite nell'atmosfera, il gas avrebbe ucciso la maggior parte delle forme di vita e anche danneggiato lo scudo di ozono, aumentando il
livello di radiazioni ultraviolette nocive che raggiungono la superficie del pianeta.
Powers e altri ritengono che la stessa sequenza mortale si è ripetuta per un altra grande estinzione 200 milioni di anni fa, alla fine del periodo Triassico.
"Ci sono pochissime persone che condividono l'idea che sia stato l'impatto di un meteorite", ha detto. "Anche se si fosse verificato un impatto", ha aggiunto, "non avrebbe potuto essere la prima causa di una estinzione già in corso".
Nel suo studio, Powers ha analizzato la distribuzione e la diversità dei bryozoi, una famiglia di invertebrati marini.
Sulla base dei tipi di rocce in cui sono stati trovati i fossili, Powers è stata in grado di classificare gli organismi secondo l'età e la profondità approssimativa del loro habitat (cronostratigrafia).
Ella ha rilevato che la diversità dei bryozoi nel profondo oceano è iniziata a diminuire circa 270 milioni di anni fa ed è scesa nei 10 milioni di anni prima dell'estinzione di massa che ha segnato la fine del Permiano.
Ma la biodiversità alle medie profondità e vicino a riva scese più tardi e gradualmente, con i bryozoi litorali vennero colpiti alla fine.
Ha osservato lo stesso schema, prima della estinzione del Triassico superiore, 50 milioni di anni dopo la fine del Permiano.
Il lavoro della Powers è stato finanziato dalla Geological Society d'America, dalla Paleontological
Society, dalll'American Museum of Natural History e dal Yale Peabody Museum, e completato da una sovvenzione dal programma USC's Donne in Scienza e Ingegneria .
Geology è pubblicato dalla Geological Society d'America.
traduzione da usc.edu
La più grande estinzione di massa nella storia della Terra potrebbe essere stata anche una delle più lente, secondo un recente studio che getta ulteriori dubbi sulla teoria dell'estinzione a causa del meteorite.
Lenti cambiamenti ambientali alimentato da eruzioni vulcaniche e il riscaldamento globale sono state le probabili cause della Grande estinzione 250 milioni di anni fa, ha detto la studentessa di dottorato all'USC, Catherine Powers.
Nello studio pubblicato nel numero di novembre della rivista Geology, Powers e il suo tutor David Bottjer, professore di scienze della terra all' USC College, descrivono un lento declino nella biodiversità di alcuni comuni organismi marini.
Powers mostra nel suo studio che il declino è iniziato milioni di anni prima della scomparsa del 90% delle specie della Terra, alla fine del periodo Permiano.
Più invasivo della teoria del meteorite, lo studio rivela che gli organismi nell'oceano profondo
iniziarono prima a morire, seguite da quelli di piattaforme e scogliere oceaniche, e infine da quelli che vivono vicino a riva.
"Qualcosa deve essere venuta dall'oceano profondo", ha detto Powers. "Qualcosa deve essere risalita su dalla colonna d'acqua e aver ucciso questi organismi."
Quel qualcosa probabilmente è stato idrogeno solforato, secondo la Powers, che ha citato studi presso l'Università di Washington, Pennsylvania State University, la University of Arizona e il laboratorio Bottjer all'USC. Tali studi, insieme con i nuovi dati di Powers e Bottjer, sostengono un modello che attribuisce l'estinzione a enormi eruzioni vulcaniche che rilasciarono biossido di carbonio e metano, innescando un rapido riscaldamento globale.
L'acqua dell'oceano più calda avrebbe perso parte della sua capacità di trattenere l'ossigeno, consentendo ad acqua ricca di idrogeno solforato di risalire dal profondo (il gas proviene da batteri anaerobici sul fondo del mare).
Se grandi quantità di idrogeno solforato sono sfuggite nell'atmosfera, il gas avrebbe ucciso la maggior parte delle forme di vita e anche danneggiato lo scudo di ozono, aumentando il
livello di radiazioni ultraviolette nocive che raggiungono la superficie del pianeta.
Powers e altri ritengono che la stessa sequenza mortale si è ripetuta per un altra grande estinzione 200 milioni di anni fa, alla fine del periodo Triassico.
"Ci sono pochissime persone che condividono l'idea che sia stato l'impatto di un meteorite", ha detto. "Anche se si fosse verificato un impatto", ha aggiunto, "non avrebbe potuto essere la prima causa di una estinzione già in corso".
Nel suo studio, Powers ha analizzato la distribuzione e la diversità dei bryozoi, una famiglia di invertebrati marini.
Sulla base dei tipi di rocce in cui sono stati trovati i fossili, Powers è stata in grado di classificare gli organismi secondo l'età e la profondità approssimativa del loro habitat (cronostratigrafia).
Ella ha rilevato che la diversità dei bryozoi nel profondo oceano è iniziata a diminuire circa 270 milioni di anni fa ed è scesa nei 10 milioni di anni prima dell'estinzione di massa che ha segnato la fine del Permiano.
Ma la biodiversità alle medie profondità e vicino a riva scese più tardi e gradualmente, con i bryozoi litorali vennero colpiti alla fine.
Ha osservato lo stesso schema, prima della estinzione del Triassico superiore, 50 milioni di anni dopo la fine del Permiano.
Il lavoro della Powers è stato finanziato dalla Geological Society d'America, dalla Paleontological
Society, dalll'American Museum of Natural History e dal Yale Peabody Museum, e completato da una sovvenzione dal programma USC's Donne in Scienza e Ingegneria .
Geology è pubblicato dalla Geological Society d'America.
traduzione da usc.edu
venerdì 12 ottobre 2007
Frana sulle Dolomiti
Sul piazzale c'erano delle macchine tedesche, ma non ci sarebbero vittime o feriti.
Fenomeni simili a quello avvenuto sono piuttosto frequenti sulle Dolomiti. Nel 2006 sulla Punta delle Dodici circa 100 mila metri cubi di roccia si staccarono dalla parete, ai piedi della quale sorge l'abitato di Longiarù. La frana si fermò solo nel bosco sottostante la parete senza provocare vittime. Anche nell'estate del 2004 si era verificato un crollo di parete sulla Punta delle Dodici.
Il primo giugno del 2004, la caduta, di una guglia del gruppo delle Cinque Torri, sopra Cortina aveva suscitato particolare clamore: si trattava della torre Trephor, una formazione staccata rispetto alla Quarta Bassa, in realtà formato non da cinque, ma da una decina di guglie. Sempre nel 2004, era franato un grosso spuntone di roccia, alto un'ottantina di metri, dalla Forcella dei Ciampei sui monti tra la Val Gardena e la Val Badia.
Nell'estate del 2005 crolli erano stati registrati alla Tofana del Rozes e alla Cima del Pomaganon, nella conca ampezzana. Con un salto di 400 metri, la roccia si era sgretolata lungo le pareti della Cima, la montagna di 2.420 metri di quota sopra Cortina D'Ampezzo.
martedì 9 ottobre 2007
L'impulso tecnologico che spinge la geotecnica
Le ultime innovazioni, come i G.I.S. e LiDAR, hanno reso la disciplina più precisa ed efficiente.
Che differenze in pochi decenni! Nei primi anni ottanta gli editor di testo erano disponibili da poco, telefoni cellulari ed email non esistevano... Da allora la geotecnica si è evoluta in modo significativo in risposta alle nuove tecnologie. Mentre alcuni aspetti come l'eplorazione tramite perforazioni di sondaggio sono cambiati di poco lungo gli anni, altri aspetti si sono evoluti...
fonte
Che differenze in pochi decenni! Nei primi anni ottanta gli editor di testo erano disponibili da poco, telefoni cellulari ed email non esistevano... Da allora la geotecnica si è evoluta in modo significativo in risposta alle nuove tecnologie. Mentre alcuni aspetti come l'eplorazione tramite perforazioni di sondaggio sono cambiati di poco lungo gli anni, altri aspetti si sono evoluti...
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domenica 7 ottobre 2007
un campione di roccia profonda della faglia di San Andreas
La prossima fase del progetto prevede l'installazione dell'attrezzatura di monitoraggio consistente in sismometri, accelerometri, tiltometri e trasduttori di pressione dei liquidi.
- sito del EarthScope (SAFOD)
- ICDP - International Continental Scientific Drilling Program
- articolo su Stanford News Service
- articolo su LiveScience che parla del recupero della carota
- articolo su Sciencecentric
mercoledì 3 ottobre 2007
A proposito dell'eruzione del vulcano Jabal
- http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/7021596.stm
- http://news.yahoo.com/s/ap/20071001/ap_on_re_mi_ea/yemen_volcano
- http://www.allheadlinenews.com/articles/7008686056
- http://money.cnn.com/news/newsfeeds/articles/newstex/AFX-0013-19936866.htm
- http://ap.google.com/article/ALeqM5jSJrmeurdC1C4OfFyrFJh74ftaNQD8S0AP100
- http://www.voanews.com/english/2007-10-01-voa20.cfm
- http://africa.reuters.com/wire/news/usnL01042408.html
- http://www.planetark.com/dailynewsstory.cfm/newsid/44608/story.htm
- http://en.wikipedia.org/wiki/Jabal_al-Tair_island
martedì 2 ottobre 2007
petrolio abiotico!!!
Se ai geologi fosse data la possibilità di fare i geologi... Vi segnalo questo articolo dettagliato sul blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas. Copio e incollo alcuni passaggi importanti.
Se la teoria abiotica, per ipotesi, fosse vera, cambierebbe qualcosa in termini della disponibilità di petrolio sul mercato? Chiaramente, non cambia niente o ben poco se ammettiamo che una certa frazione del petrolio che estraiamo sia di origine inorganica. Al massimo, potrebbe spingere qualcuno a cercare petrolio in zone dove normalmente non lo si cerca, ma non vi aspettate miracoli. Si cerca il petrolio nelle strutture geologiche dove si sa che si può accumulare e questo non dipende, o dipende poco, dalla sua origine.
[...] la teoria del petrolio abiotico nella forma in cui la si racconta comunemente è una teoria politica, non scientifica, come si vede bene dal tipo di dibattito che si è svolto e che si sta svolgendo negli Stati Uniti. Da una parte ci sono tutti i geologi petroliferi compatti che non perdono nemmeno tempo a difendere la teoria standard; semplicemente ignorano quelli che parlano di petrolio abiotico. Dall'altra parte c'è un gruppo eterogeneo che è quasi tutto formato da giornalisti, economisti, politicanti, ragionieri, idraulici e gommisti che non hanno mai visto un pozzo di petrolio in vita loro ma che pretendono di insegnare ai geologi come si trova il petrolio.
Questo è il testo segnalato: Selley - Elements of Petroleum Geology
Se la teoria abiotica, per ipotesi, fosse vera, cambierebbe qualcosa in termini della disponibilità di petrolio sul mercato? Chiaramente, non cambia niente o ben poco se ammettiamo che una certa frazione del petrolio che estraiamo sia di origine inorganica. Al massimo, potrebbe spingere qualcuno a cercare petrolio in zone dove normalmente non lo si cerca, ma non vi aspettate miracoli. Si cerca il petrolio nelle strutture geologiche dove si sa che si può accumulare e questo non dipende, o dipende poco, dalla sua origine.
[...] la teoria del petrolio abiotico nella forma in cui la si racconta comunemente è una teoria politica, non scientifica, come si vede bene dal tipo di dibattito che si è svolto e che si sta svolgendo negli Stati Uniti. Da una parte ci sono tutti i geologi petroliferi compatti che non perdono nemmeno tempo a difendere la teoria standard; semplicemente ignorano quelli che parlano di petrolio abiotico. Dall'altra parte c'è un gruppo eterogeneo che è quasi tutto formato da giornalisti, economisti, politicanti, ragionieri, idraulici e gommisti che non hanno mai visto un pozzo di petrolio in vita loro ma che pretendono di insegnare ai geologi come si trova il petrolio.
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