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| Credit: Nicolle Rager Fuller, National Science Foundation |
"If you look only at the critically endangered mammals--those where the risk of extinction is at least 50 percent within three of their generations--and assume that their time will run out and they will be extinct in 1,000 years, that puts us clearly outside any range of normal and tells us that we are moving into the mass extinction realm," said Anthony Barnosky, an integrative biologist at the University of California at Berkeley, and first author of the paper.
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"A modern global mass extinction is a largely unaddressed hazard of climate change and human activities," said H. Richard Lane, program director in the National Science Foundation's (NSF) Division of Earth Sciences, which funded the research.
Dal 2005 Eurobuilding S.p.A. ha avviato un’indagine ed una serie di studi sperimentali sul vulcano sottomarino Marsili con la collaborazione dei più importanti Istituti di Ricerca italiani nel campo della geotermia e delle scienze del mare (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Istituto di Geologia Marina del CNR di Bologna e Università di Chieti). I risultati hanno rivelato la presenza, all’interno del vulcano, di decine di milioni di metri cubi di fluidi ad alto contenuto energetico. Questi possono garantire, entro il 2020, una produzione annua di circa 4 TWh di energia elettrica (pari alla produzione di una centrale nucleare di media taglia), una quota che raddoppierebbe di fatto la produzione nazionale da fonte geotermica. Lo sfruttamento di tutti i potenziali giacimenti geotermici del Tirreno meridionale, realizzabile nei prossimi 30 anni, può coprire il 7-10% dei consumi totali di energia nazionali.
La combustione antropogenica di combustibili fossili ha introdotto un notevole stress ambientale a cui gli organismi devono forzatamente sopravvivere; questa situazione ha reso urgente la piena comprensione di innovazioni permanenti o adattamenti temporanei del biota (ossia l’insieme della vita animale e vegetale) a livelli eccessivi di CO2. L’Agenzia Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici (IPCC) ha previsto che dagli attuali cambiamenti globali possano derivare importanti alterazioni della Vita sul pianeta. Le maggiori preoccupazioni riguardano la possibile perdita di biodiversità derivante dall’incapacità degli organismi a sostenere i cambiamenti ambientali rapidi e progressivi legati all’emissione antropogenica di gas-serra. La biosfera è una componente fondamentale del Sistema Terra dove processi fisico-chimico-biologici interagiscono a breve e a lungo termine lasciando impronte nelle rocce che i geoscienziati possono decodificare. Nell’ecosistema Oceano, il riscaldamento globale, la fertilizzazione e acidificazione degli oceani sono i maggiori pericoli per la diversità biologica e il funzionamento degli habitat marini, sia costieri che di oceano aperto. Oltre ai noti effetti sul riscaldamento globale, l’instabilità climatica e l’aumento del livello del mare, l’attuale eccesso di CO2 sta anche causando il cosiddetto “other CO2 problem”, ossia l’aumento dell’acidità degli oceani, che hanno già assimilato il 48% di tutta la CO2 emessa dal 1800, con conseguente riduzione del pH. L’acidificazione degli oceani è un cambiamento meno noto al grande pubblico, ma con ripercussioni ambientali devastanti a scala globale. Con i tassi d’emissione di CO2 e di acidificazione attuali, prima che l’oceano ritorni naturalmente ai livelli d’acidità precedenti alla Rivoluzione Industriale occorrerebbero almeno 10.000 anni!